Sessualità e disabilità: parlarne è un atto di rispetto

Nel mio lavoro di sex coach, una delle domande che tornano più spesso — esplicita o sottintesa — è questa: “Chi ha il diritto di desiderare?”

E troppo spesso, ancora oggi, le persone con disabilità vengono escluse da questo spazio, come se la loro sessualità fosse qualcosa da temere, negare o medicalizzare.

In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, ho scritto un articolo per Simple Media, la piattaforma editoriale di Simple Escort, per portare questo tema fuori dall’ombra e restituirgli centralità. Perché non si tratta di un argomento “di nicchia”, ma di diritti, possibilità, dignità.

Nel testo affronto alcuni nodi cruciali:

  • Cosa significa parlare di sessualità come diritto, e non come concessione
  • Il ruolo degli OEAS (Operatori per l’Emotività, l’Affettività e la Sessualità), figure professionali che lavorano con competenza e confini etici precisi
  • Il vuoto normativo in Italia e le proposte che si stanno muovendo
  • Esempi da altri paesi europei che possono ispirare un confronto più informato e meno ideologico
  • Il potere trasformativo di un linguaggio non pietistico né stigmatizzante, che includa e non infantilizzi

👉 Leggi l’articolo completo qui:
Sessualità e disabilità: diritto, lovegiver e il quadro italiano

Scrivere questo pezzo è stato anche un modo per mettere in parole ciò che vedo ogni giorno nelle sessioni di coaching: il desiderio non si spegne perché c’è una diagnosi, e il bisogno di intimità non è una fragilità da correggere. È parte dell’esperienza umana.

Credo che parlare apertamente di questi temi — con rispetto, chiarezza e consapevolezza — sia uno strumento educativo potente, che ci permette di immaginare e costruire un accesso reale al piacere, all’autonomia e alla relazione per tutte le persone, nessuna esclusa.

Se lavori nel sociale, nella formazione o nell’ambito educativo, oppure se sei parte di una famiglia che vive da vicino questi temi, spero che l’articolo possa offrirti spunti, domande e nuovi strumenti.

Perché non basta dire che la sessualità è importante.
Bisogna anche costruire le condizioni per viverla bene, in sicurezza e senza tabù.

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